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Lunedì 26 Maggio
LASCIA PERDERE, JOHNNY!
di Fabrizio Bentivoglio - Durata 104' Italia 2007
Con Fabrizio Bentivoglio, Antimo Merolillo, Toni Servillo, Lina Sastri, Ernesto Mahieux
Caserta, 1976. Il giovane Faustino si arrangia, vorrebbe fare il musicista, ma per saltare il militare ha bisogno di un contratto vero. Quello che gli promette l’impresario Niro, molto gasato perché da Milano sta arrivando il grande direttore di orchestra Arturo Riverberi, a tutti noto per la storia d’amore con Ornella Vanoni. Il maestro si affeziona al ragazzo (lo chiama Johnny con nonchalance) e quando le cose vanno male lo invita al nord dove c’è la nebbia e ci si perde in tutti i sensi...

4 nomination a premi internazionali
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Altre risorse
La recensione
di Carlo Griseri
Cosi la critica:
Pierpaolo Simone (MyMovies)
Occhiate malinconiche, sguardi musicali e passione, ma anche povertà e disagio di chi non ha fatto il "boom", nel racconto di un'epoca (in)felice come tante, dove la solitudine non rappresentava ancora la merce di scambio dello sciacallaggio televisivo. Parte così l'esordio alla regia di Fabrizio Bentivoglio, uno che nella vita ha fatto di tutto e che, con questo Lascia perdere, Johnny, debutta con forza nel panorama cinematografico italiano. Storia di un'ordinaria ricerca di successo, dei sogni inseguiti e raggiunti nello sfondo di un sud povero ma dignitoso, dove si respira ancora l'aria genuina di un passato lontanissimo. Difficile definirne i confini. Gradevole e divertente, malinconico e stralunato, si avvale del miglior cast possibile: i fratelli Servillo, Valerio Golino, Ernesto Mahieux e, per la prima volta sullo schermo, un giovane e bravo Antimo Merolillo.
Impeccabile la regia (davvero interessante per essere un “esordiente”) e la fotografia, ancora una volta passata per le mani sapienti di Luca Bigazzi. Ritmo e ironia si fondono insieme a una colonna sonora sussurrata con rispetto e discrezione. Forse – a voler esser critici – qualche pastrocchio in sceneggiatura poteva essere evitato asciugando un po’ la pellicola, rendendo meno frettolosa l’ultima parte e puntando di più sulla forza dei personaggi: una galleria di facce degna del nostro cinema migliore. In fondo, se è vero che non si è mai perduti abbastanza finché si ha una storia da raccontare, è altrettanto vero che, a raccontarne troppe, si rischia di lasciar dei vuoti che neanche la più fervida immaginazione riesce a colmare.
Dario Zonta (Rolling Stone)
Ci sono film in cui accade di tutto. Ci sono film in cui quel tutto è un niente, intorno al quale s'annida un mondo di pensieri, sogni, parole non dette e solitudini. Il primo film da regista di Fabrizio Bentivoglio (ma il vero esordio risale al "corto d'autore", Tipota) è una novella confidenziale di matrice musicale. Leggera come un soffio e toccante come il passaggio a un accordo in Re minore. Nella sospensione di quel gesto, quando le armoniche ancora risuonano prima che altre note vengano evocate c'è Lascia perdere, Johnny. Non è un western all'italiana, ma un romanzo di formazione di un 18enne casertano che nell'Italia degli anni 70 vuole diventare chitarrista ed evitare la naja. Ispirato ai racconti di Fausto Mesolella degli Avion Travel, orchestra che ha dato i natali musicali al musicista Bentivoglio.
BENTIVOGLIO, Fabrizio - Milano, Italia, 1957
Diplomato alla scuola del Piccolo Teatro di Milano, Bentivoglio deve all’incontro con Gabriele Salvatores la svolta della sua carriera cinematografica, grazie ai film 'Marrakesh Express' (1989) e 'Turnè' (1990). Nel 1993 vince la Coppa Volpi a Venezia per 'Un’anima divisa in due' di Silvio Soldini e lavora poi con Michele Placido ('Un eroe borghese', 1995), i fratelli Taviani ('Le affinità elettive', 1996), Theo Angelopulos ('L’eternità e un giorno', 1998), Marco Bellocchio ('La balia', 1999) e Carlo Mazzacurati ('La lingua del santo', 2000). Tornato a lavorare con Salvatores in 'Denti' (2000), interpreta poi 'Ricordati di me' (2003) di Gabriele Muccino, 'L’amore ritorna' (2004) e 'La terra' (2006) di Sergio Rubini e 'L’amico di famiglia' (2006) di Paolo Sorrentino. Nel 1999 esordisce nella regia con il mediometraggio 'Tipota' (1999).
Dopo un paio di corti, nel 2007 Bentivoglio esordisce nel lungometraggio con il nostagico e sentimentale 'Lascia perdere, Johnny'. Ambientato nei non tanto favolosi Settanta, il protagonista vorrebbe evitare la naja, suona la chitarra in un'orchestra di un bidello, ama una parrucchiera, si lascia ammaliare da un Maestro del nord e finisce per aspettare Godot tra le nebbie di Rho. Se "la sceneggiatura è un po’ fragile e qua e là sfiora il macchiettismo", la regia "punta tutto sui caratteri, picari e simpatiche canaglie, e sul tono surreale" (Piacenza, CdSera). Porro (voto 8) ne è invece entusiasta: "Bentivoglio mostra qualità rare nel nostro cinema, sa ricreare un'atmosfera con malinconico cinismo, unisce con un sano divertimento satira e nostalgia, memoria e ironia. Ogni personaggio è essenziale a una tela narrativa che non perde colpi e tiene in dovuto conto i caratteristi".
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