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STAGIONE

NOVEMBRE
12 La commedia dell'arte die Clown
19 Il grande capo
26 Il matrimonio di Tuya
DICEMBRE
3 A est di Bucarest
5 Il mio paese
10 Il vento fa il suo giro
17 Guida per riconoscere i tuoi Santi
GENNAIO
7 Breackfast on Pluto
14 4 mesi 3 settimane 2 giorni
16 Lettere da Iwo Jima
21 Giardini in autunno
28 La strada di Levi
FEBBRAIO
4 Il labirinto del Fauno
11 Daratt
13 Le vite degli altri
18 Cuori
25 Paprika
MARZO
3 Quattro minuti
5 Fanny e Alexander
10 L'aria salata
12 I protagonsti
17 L'arte del sogno
31 Dopo il matrimonio
APRILE
7 La dignità degli ultimi
9 La notte
14 La masseria delle allodole
21 Il flauto magico
22-26 3° Videofestival Imperia
28 Grindhouse
MAGGIO
5 In questo mondo libero
12 Irina Palm
19 Caramel
26 Lascia perdere Johnny!
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Mercoledì 16 Gennaio Per non dimenticare
Due proiezioni: ore 16,15 - 21,15
LETTERE DA IWO JIMA
(Letters From Iwo Jima) di Clint Eastwood - dur. 140' USA 2006
Con Ken Watanabe, Kazunari Ninomiya, Shido Nakamura, Tsuyoshi Ihara, Ryo Kase, Yuki Matsuzaki
La storia della celebre battaglia di Iwo Jima dal punto di vista delle truppe giapponesi.

Vincitore di 14 premi internazionali (+11 nominations), tra cui:
· Premio Oscar 2007: Miglior montaggio del suono, Miglior film (nomination, Miglior sceneggiatura originale (nomination), Miglior Regia (nomination)
· Golden Globes 2007: Miglior film in lingua straniera
· Nastri d’argento 2007: Miglior film extraeuropeo
GUARDA IL TRAILER
Altre risorse
La recensione di Augusto Leone
La recensione di Flags of Our Fathers di Augusto Leone
Così la critica:
Pietro Salvatori (Repubblica)
Lettere da Iwo Jima ci porta direttamente sul campo, in mezzo alla lotta per la conquista di un maledetto sasso in mezzo all'Oceano Pacifico, l'unica base aerea adatta per far decollare gli aerei con destinazione Giappone ed avere qualche discreta speranza di vederli tornare…
Eastwood entra a piene mani nel caos calmo che precede la battaglia, in questa sottile e pesante aria densa di tensione che prelude ad un evento epocale. Ci offre un punto di vista collettivo che si condensa nello sguardo del generale Kuribayashi (un meraviglioso Ken Watanabe), solo contro tutti a mantenere in vita la speranza di mantenere intatto il suolo imperiale, e di Saigo, che risponde alla domanda "Sei un soldato o no?" con "No signore, sono un semplice panettiere", pur indossando l'uniforme e imbracciando goffamente il moschetto. Due punti di vista che sintetizzano l'incontro tra le più diverse pulsioni e sensazioni presenti sul campo…
Da dentro le viscere del monte Suribachi si vedono formicolare i nemici sulla spiaggia, il mare annerito dalle barche, l'aria satura di zolfo. Immagini, suoni e sensazioni che il regista inquadra con un semplice campo, che evidenzia con il più elementare movimento di macchina. Anche perché l'occhio dello spettatore è attonito di fronte la sciagurata potenza che il conflitto può scatenare… Un lavoro che sintetizza buona parte del cinema di guerra americano e che acquista una luce nuova e scintillante se messo in relazione a quello che è il dittico della guerra di Eastwood. "da repubblica"
EASTWOOD Clint – San Francisco, California, 1930
“Cerco di girare un solo ciak, come amava fare Don Siegel. Dopo un po’ che dirigi diventa un istinto, basta essere capaci di fidarsi di se stessi. Amo molto i film di John Ford. Forse mi colloco nella loro tradizione, perché sono cresciuto nel West e mi sento vicino a questo genere di soggetti. Non so se sono stato influenzato da qualcuno; penso che si è influenzati da tutto ciò che si incontra nella vita. Alcune cose lasciano il segno. Penso che gli spettatori debbano partecipare a ogni immagine. Do loro quello che penso sia necessario per procedere nel racconto, ma non mi metto a esporre ogni cosa per non insultare la loro intelligenza. Non faccio i miei film preoccupandomi dell’aspetto commerciale. Se si pensa a quella che sarà la reazione del pubblico, si smette di pensare alla regia e il film finisce con l’uniformarsi a idee preesistenti, a un’ipotetica aspettativa del pubblico. L’essenziale è tenersi a ciò che si vuole esprimere: al pubblico spetta di accettare o no quello che gli hai raccontato.” (Dichiarazioni di Clint Eastwood, tratte da sue interviste).
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