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Lunedì 9 febbraio Ore 16:15 - 20:15 - 22:30
MOLIERE IN BICICLETTA
(Francia, 2013) di Philippe Le Guay - dur. 104’
Con Fabrice Luchini, Lambert Wilson, Maya Sansa, Laurie Bordesoules, Camille Japy
Serge ha abbandonato la carriera d'attore per ritirarsi in una casetta sull’Isola di Ré, dove vive come un eremita. A interrompere il suo burbero isolamento arriva Gauthier, amico e collega sulla cresta dell'onda, che gli propone di recitare insieme a teatro “Il misantropo” di Molière. L'amicizia ritrovata, la poesia di Molière e l'incontro inaspettato con una donna italiana, Francesca, sembrano restituire a Serge la gioia di vivere, ma i rapporti tra i tre si riveleranno meno facili del previsto...

Premi:
Vincitore di 1 premio internazionale (più 4 nomination).

Così la critica:
Alessandra Levantesi Kezich (La Stampa)
Una regia elegante ed essenziale, due interpreti eccellenti per umorismo e finezza, una commedia che con leggiadria riafferma la severa morale molièriana: Alceste sarà pure un nevrotico ossessivo nel suo rifiuto estremo di accettare le regole del viver sociale; e tuttavia, oggi come allora, lo spettacolo “du siécle” è tale che è difficile dargli torto.

Alberto Crespi (L’Unità)
“Molière in bicicletta” è un feroce ritratto della debolezza maschile e un acuto saggio sul mestiere di attore. Ovviamente tutto crollerebbe senza Luchini e Wilson, bravissimi sia quando leggono “Il Misantropo” in versi (anche fingendo di sbagliare) sia quando mettono in scena se stessi. Maya Sansa regge benissimo il gioco. Da vedere in francese, se possibile.

Fabio Ferzetti (Il Messaggero)
Il film di Le Guay è una commedia amara quanto sottile (e di clamoroso successo in patria) che usa “Il Misantropo” di Molière per tuffarci in quel groviglio di sentimenti e risentimenti, rimossi o taciuti, che chiamiamo carattere e che spesso avvelena le nostre vite, oggi come ai tempi di Molière. E lo fa contrapponendo due figure opposte in tutto.

PHILIPPE LE GUAY - Parigi (Francia), 1956
Figlio del barone Le Guay, è il fratello di Marie-Laure Le Guay e quindi il cognato di Dominique de Villepin. Anche sceneggiatore e attore, dopo studi all'Institut des Hautes études Cinématographiques e aver lavorato come docente di cinema a La Fémis, nel 1989 realizza il suo primo lungometraggio “Les Deux Fragonard” (1989). La sua carriera si divide tra televisione e cinema, «denotando una forte tendenza a coniugare l'intelligenza con la leggerezza e il divertimento, liberandosi così di quella complessità che scaturisce dalla rottura di certi tabù morali» (Secchi Frau). In Italia rimane sconosciuto fino al 2003 quando viene distribuito “Il costo della vita”, «un’ironica, divertente, piacevole commedia» (Porro) sulla mancanza di coraggio nell’affrontare le scelte della vita. Il successivo “Le donne del 6° piano” (2010, visto nella stagione Cineforum) è ambientato nella Parigi anni Sessanta con le donne spagnole fuggite da Franco che lavorano come serve per la borghesia francese. Tutte confinate in soffitte, non hanno perso il gusto della vita, sconosciuto ai loro padroni.
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