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12 Fino all'ultimo respiro
17 Il giardino di limoni
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MAGGIO
3 Hiroshima mon amour
10 Amore e altri Crimini

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31 Focaccia Blues

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Lunedì 19 aprile Mondi femminili
IL GIARDINO DI LIMONI
(Israele, Germania, Francia 2008) di Eran Riklis – dur. 106'
Con Hiam Abbass, Doron Tavory, Ali Suliman, Tarik Kopty


La vedova Salma vive in Cisgiordania coltivando il giardino di limoni ereditato dal padre finché il ministro della difesa israeliano non diventa suo vicino di casa e i servizi segreti decidono di abbattere l'agrumeto per prevenire attentati...

Premi:
Vincitore di 2 premi internazionali (+9 nominations) tra cui il Premio Panorama Audience al Festival di Berlino


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Così la critica:
Roberto Silvestri (Il Manifesto):

Nessuno aiuta la donna (…). Persino l'avvocato, bandiera dell'autorità palestinese sulla scrivania, utilizza (e seduce) la donna più per farsi un nome (e un'altra sposa) che per vera militanza e alto senso di giustizia. Selma troverà al suo fianco solo donne. Giornaliste straniere e penne locali ma «all'americana». E perfino la moglie del ministro (anche lui sciupafemmine) che, a poco a poco, capisce che c'è qualcosa che l'accomuna alla signora del giardino di fronte. Entrambe si riconoscono finalmente, guardandosi negli occhi, abitanti di serie b di una stessa terra, rappresentanti di due popoli che potrebbero gestire insieme, e senza mettersi steccati contro, la stessa nazione, estinguendone padroni, ortodossia religiosa e machismo fanatico reciprocamente subito, e tornando alle inevase soluzioni Onu, cui lo stesso Obama oggi fa appello.

Silvia Colombo (FilmTv):
Una regia asciutta e controllata, attori magnifici pieni di orgoglio: il film, nel contrarre forzatamente i confini dello stato israelo-palestinese dentro i limiti di un giardino, comprime anche il dolore, la rabbia e le fobie psicologiche dei popoli. Un film più estremo di quello che sembra.

Maurizio Porro (Il Corriere della sera):
Hiam Abbas è bella e ha un'intensità straordinaria in cui si riflette il sentimento pieno dell'opera, quasi una fiaba in cui con profonda leggerezza, a passi felpati, un bravissimo regista israeliano fa con coraggio la prima mossa di pace.

RIKLIS, Eran – Gerusalemme (Israele), 1954
Mi auspico che i miei film possano contribuire ad accrescere la comprensione, la compassione e la tolleranza”. Eran Riklis si laurea alla Tel Aviv University, prima di trasferirsi in Inghilterra, dove studia (alla National Film School di Beaconsfield) e realizza il suo primo lungometraggio, “On a Clear Day You Can See Damascus” (1984). Firma quindi numerosi telefilm, alcune serie TV, diversi documentari e moltissima pubblicità (più di 300 video). Nel 1991 dirige “Cup Final” (1991), che ottiene un grande successo di critica, seguito da “Vulcan Junction” (1999) e da “Zohar” (1993), campione d'incassi. Nel 2004 ottiene un grande successo di critica con “The Syrian Bride”. Il film è premiato al Flanders FF (Miglior sceneggiatura e Premio del pubblico), a Locarno (Premio del Pubblico), a Montreal (Premio Fipresci, Gran Premio delle Americhe, Premio del pubblico e Premio della Giuria ecumenica).

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