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Lunedì 23 novembre Gli imperdibili
THE WRESTLER
(USA 2008) di Darren Aronofsky - dur. 109’
con Mickey Rourke, Marisa Tomei, Evan Rachel Wood, Mark Margolis

Negli anni ‘80 Randy “The Ram” Robinson era un eroe del pro wrestling all'apice della carriera. L'incontro con il rivale Ayatollah, sconfitto il 6 aprile 1989, sarebbe rimasto per sempre nella storia dello spettacolare sport. Tuttavia, venti anni dopo “l'ariete” porta sul corpo i segni della lotta. Appesantito e decaduto, lavora part-time in un grande magazzino e pratica il wrestling nelle palestre dei licei…

Premi:
Vincitore di 30 premi internazionali (+20 nominations) tra cui il Leone d’Oro al Festival di Venezia, i Golden Globes per la miglior canzone originale e per il miglior attore protagonista Mickey Rourke, 2 nominations agli Oscar per il miglior attore Mickey Rourke e per la miglior attrice non prot. Marisa Tomei


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Così la critica:
Roberto Escobar (Il Sole-24 ore):
È bello e struggente “The Wrestler” (…) La macchina da presa esita a mostrarci Randy Robinson, detto The Ram, nelle prime inquadrature (…). Ora lo riprende di spalle, ora lo immerge nella penombra, ora ne nasconde lo sguardo dietro la massa ispida dei capelli color paglia. Tutto quello che ce ne lascia intuire è il profilo di un corpo innaturale, greve di carne. Poi, atteso e quasi temuto, Darren Aronofsky ce ne scopre il primo piano. E a noi par di capire il motivo del suo pudore. Quello di Mickey Rourke è un volto tragico, una maschera deforme. Quasi niente resta nei suoi occhi del sorriso dolce e beffardo del capitano Stanley White di “L'anno del Dragone”. Ventitre anni dopo il bel film di Michael Cimino, Rourke è o almeno appare come il suo Randy: vinto già nel corpo, fantasma mostruoso di un passato colmo di errori. Scritto da Robert D. Siegel, “The Wrestler” è anche questo: una biografia del suo protagonista. In odio del successo, e alla ricerca di un'autodistruzione artistica, Rourke ha dissipato la propria immagine d'attore. Ancora di più, ha dissipato se stesso, la sua vita e il suo corpo. Sono sue le cicatrici che fanno mostruoso il volto di Randy. Lo sono al pari di quelle, immateriali, che gli si intuiscono nello sguardo. D'altra parte, non è solo autobiografia il film duro e tragico di Aronofsky. Anzi, conviene allontanarsi mentalmente dalla storia “vera” di Rourke, se si vuole cogliere in tutta la sua umanità quella “finta” di The Ram, «L'ariete ». Ed è finta doppiamente, questa sua storia. Una prima volta lo è in quanto inventata (per quanto verosimile, tragicamente verosimile). E una seconda volta lo è «dentro se stessa», per così dire nella propria natura di leggenda popolare, di piccolo mito costruito fra le corde del ring...

ARONOFSKY, Darren - Brooklyn, New York (USA), 1969
Regista di nicchia, Darren Aronofsky nasce e cresce a Brooklyn, studia cinema d'animazione alla Harvard University e si laurea nel 1991 con il corto “Supermarket Sweep”, finalista agli Student Academy Awards. Nel 1994 riceve un master in regia all’American Film Institute. Nel 1998 fonda la Protozoa Pictures con la quale realizza il suo lungometraggio d’esordio: “Pi”. Il film riceve un premio al Sundance Festival e il premio Fipresci ai Festival di Edimburgo e Rotterdam ed è stato inserito nella Top 10 del 1998 da numerosi quotidiani americani, tra cui il Chicago Sun-Times, il Washington Post e il Seattle Times. Negli anni seguenti realizza “Requiem for a Dream” (2000) e “The Fountain” (2006, “L'albero della vita”).
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